Robin & Mary

Due intrepidi giornalisti d'inchiesta, inviati speciali de "Il FULMINE", il principale giornale della città.
Mary Bodoni, in quanto figlia del direttore e aspirante giornalista decisa a difendere tra l'altro  i diritti delle donne, ha deciso di affiancarsi, per imparare il mestiere, all'elemento più valido della redazione.
Ma chi avrebbe pensato che fosse anche il più bel ragazzo di tutto l'ufficio... e anche di quelli vicini? Strafottente e rubacuori, soprattutto.
Tutti quei manifesti con belle ragazze appese al muro: sono trofei? Che razza di faccia tosta!

Questo però non vuol dire nulla sull'impegno per il lavoro e sulla determinazione di scrivere un bell'articolo! Al massimo sarà più piacevole... sempre che Robin non faccia troppo di testa sua, naturalmente.
Uhm...credo che ne vedremo delle belle!


I DIARI DI MORGAN *
Premessa dell'Editore



Non c'è dubbio che Sir Andrew Morgan sia stato un personaggio eccezionale anche per quei tempi di per sé eccitanti, avventurosi e anche pericolosi che hanno caratterizzato l'inizio del secolo corso.

Studioso di archeologia e ingegneria, esperto di lingue antiche e ottimo conoscitore di una incredibile quantità di lingue e dialetti moderni, Morgan era stato premiato dalla Royal Geographical Society per meriti scientifici, ed era socio finanziatore di questa e di numerose altre associazioni inglesi ed europee dedite allo studio del passato della terra e dell'uomo. Proprio il rapporto con gli altri scienziati è l'aspetto più controverso del protagonista di questi scritti. E' noto a tutti che Sir Andrew Morgan non aveva alcun preconcetto, nelle sue ricerche, che avevano spesso interessato aspetti, per così dire, non usuali alla metodologia scientifica ufficiale. In particolare, e solo per fare un esempio, lo scienziato Morgan riteneva che le percezioni extrasensoriali, la stregoneria e quello che in genere viene definito "mondo paranormale" avessero qualche fondamento scientifico o che, almeno, questo non dovesse essere escluso a priori in ogni caso e andasse in qualche modo indagato.

* I DIARI DI MORGAN *
LE MACCHINE DI JACOBS

di Giorgio Pezzin


Le macchine di Jacobs avevano funzionato per molti anni all'interno di una serie di tetri capannoni che formavano una delle prime fabbriche della regione, nella seconda metà del secolo scorso. Di architettura vagamente gotica, i capannoni erano neri e fuligginosi con grandi finestre chiuse da inferriate e dai vetri sporchi, oltre i quali era tutto un baluginare di fiamme e di fumo. Dall'interno uno stridio di meccanismi in movimento, clangori, urti e ansiti come se mille mostri vi fossero chiusi dentro prigionieri e sforzassero per uscire.

E mostri erano quelle macchine: gigantesche vaporiere sbuffanti che muovevano ciclopiche pulegge; ingranaggi digrignanti denti mostruosi che si incastravano senza fine stritolando il minerale che poi finiva nelle bocche fumanti dei forni; che lo vomitavano rosso e ardente negli stampi dove rattrappiva, sfrigolava e infine si pietrificava come preda di un infernale incantesimo.

In mezzo ai vapori e ai ruggiti della ferriera, centinaia di uomini scuri e grevi si muovevano senza posa, sferzati dal ritmo delle macchine, diventati macchine anche loro.


IL PORTATORE DELL'AQUILA



Capitolo 1
Attacco sul fiume
“Libera nos, domine, a furore normannorum!”
(Liberaci, o Signore, dalla furia degli uomini del nord).


Era buio e freddo. Solo un quarto di luna illuminava un cielo striato di nubi. Si sentiva lo sciabordio dell'acqua sulla riva del fiume, per il resto invisibile per il denso tappeto di nebbia che lo ricopriva nascondendo l'altra riva.
Sopra la nebbia apparve la testa di un drago.

La testa si ingigantì, avanzando decisa e terribile pur nella rigidità del legno scolpito. La prua del drakkar uscì del tutto dal banco di nebbia, rivelando man mano l'intera nave che scivolava sull'acqua spinta dalla forza silenziosa di decine di remi.
Un'altra nave, simile alla prima, apparve a sua volta dietro di quella. Dalle due navi non giungeva alcun rumore, i rematori piegati sui remi trattenendo persino lo sbuffare della fatica.
* I DIARI DI MORGAN *
Biografia di Andrew Morgan
e cronologia degli eventi - 

EVENTI VERIFICATI

(Documenti, testimonianze, fonti ufficiali)

1880
Nasce Andreas von Morganheim nel castello di famiglia a Karenburg, in Prussia occidentale. Il padre Ulrich è un grande proprietario terriero, discendente diretto di un cavaliere dell'Ordine Teutonico.

1905
Si laurea all’Università di Tubinga e diventa assistente del professor Goteborg, insigne storico e ricercatore di origine ebrea, in compagnia del quale partecipa alle prime campagne di scavo in Medio Oriente. Quando il professor Goteborg dovrà interrompere le ricerche sul campo per problemi di salute, Morgan continuerà da solo. In questo periodo inizia la stesura sistematica dei suoi diari personali.



IL PORTATORE DELL'AQUILA
Cap. 2
Una trappola?



Approfittando della nebbia per allontanarsi indisturbate, le due navi lunghe erano rimaste comunque all'interno della foce del fiume che avevano risalito durante la notte e che portava al villaggio obiettivo della razzia. Poiché la zona era ricca di pericolosi banchi di sabbia, le due navi avevano sostato nei pressi di una bassa isola al centro del canale principale, attendendo la marea favorevole e la luce del mattino per puntare verso il mare aperto. L'isola era fangosa, disabitata e cosparsa di canneti e nessuno avrebbe potuto attaccarli laggiù per tentare qualche improbabile rappresaglia. I vichinghi erano rimasti a bordo delle navi, approfittando della sosta per dormire e riposarsi dopo l'azione, sistemando meglio a bordo il bottino.

 * ROBIN & MARY *
Adventures

PERSONAGGI

Robin e Mary sono i due protagonisti principali di queste storie. Giovani, belli, combattivi, lavorano nello stesso giornale. Lui esperto reporter, lei solo apprendista, per il momento, ma ambedue pronti a lanciarsi nelle avventure più strane e imprevedibili.

Ecco qui sotto una veduta de IL FULMINE, il  loro giornale, sempre primo sulle notizie: poteva avere un nome più appropriato?




IL PORTATORE DELL'AQUILA
Cap. 3
La tempesta



Un'ora dopo, levatasi la foschia del mattino, le navi lasciarono l'isola di sabbia e puntarono verso il mare, mentre l'aria più chiara e un pallido sole lasciavano sperare una giornata tiepida, dopo i rigori dell'inverno recente. C'era poco vento, per cui i vichinghi diedero mano ai remi per immettere le navi nella corrente di marea diretta verso la foce. Presto furono in mare aperto e allora occorse fare forza sulla voga perché, per bordeggiare la costa come aveva indicato Bjorn, occorreva vincere una brezza contraria che aveva cominciato a sollevare onde brevi e fastidiose a tre quarti di prua, che inzuppavano tutti quelli che erano a bordo.