IL PORTATORE DELL'AQUILA
Capitolo 1
Attacco sul fiume
Attacco sul fiume
“Libera nos, domine, a furore normannorum!”
(Liberaci, o Signore, dalla furia degli uomini del nord).
Era buio e freddo. Solo un quarto di luna illuminava un cielo striato di nubi. Si sentiva lo sciabordio dell'acqua sulla riva del fiume, per il resto invisibile per il denso tappeto di nebbia che lo ricopriva nascondendo l'altra riva.
Sopra la nebbia apparve la testa di un drago.
La testa si ingigantì, avanzando decisa e terribile pur nella rigidità del legno scolpito. La prua del drakkar uscì del tutto dal banco di nebbia, rivelando man mano l'intera nave che scivolava sull'acqua spinta dalla forza silenziosa di decine di remi.
Un'altra nave, simile alla prima, apparve a sua volta dietro di quella. Dalle due navi non giungeva alcun rumore, i rematori piegati sui remi trattenendo persino lo sbuffare della fatica.
Come due giganteschi millepiedi, i due lunghi scafi scivolarono silenziosi verso la piccola spiaggia e il molo, che segnavano la posizione del villaggio addormentato, all'inizio dell'estuario.
A prua del primo drakkar, Bjorn Rasmussen osservava davanti a sé, saettando gli occhi vigili , una mano posata sul dritto di prua che si innalzava lungo il collo del drago, l'altra posata sull'impugnatura della spada.
Era un uomo gigantesco alto quasi due metri, i capelli biondi lunghi fino alle spalle, gli occhi chiari e freddi come il ghiaccio.
Era lui il capo di quella scorreria, e come in tutte le altre prima di quella, la sua posizione era stata guadagnata dal suo valore in battaglia, dall'efficacia delle sue decisioni e dalla promessa, fino ad allora sempre mantenuta, di un grande bottino.
«»
«Ancora un poco. Devi finire di scrivere la frase. Lo sai che é importante. Andremo a letto solo dopo che avrai finito.»
Il ragazzo e il vecchio erano seduti all'unico tavolo della stanza. Nel grande camino di pietra brillava un bel fuoco, dando un colore rosato alle cose che la riempivano: una grande cassapanca di legno scolpito, un grosso otre di terracotta incastonato nel muro, con un largo coperchio di legno; delle sedie con lo schienale di legno, lungo la parete, con una ancora da finire. Attrezzi da intaglio erano posati su una panca; gli attrezzi usati dal vecchio per trascorrere i lunghi giorni invernali appena passati.
Il ragazzo si rimise a scrivere a fatica, la lingua tra i denti. Un pendaglio a forma di aquila gli pendeva dal collo con una stringa di cuoio, toccando il tavolo e tintinnando ad ogni suo movimento per tracciare i segni della scrittura. Il vecchio era intento ad osservarlo, pensoso.
Sulla spiaggia, la prima nave si infilò silenziosa nel fango della riva fermandosi con un sussurro. Prima che fosse ferma, Bjorn era già a terra con la spada in pugno. Superò rapidamente i pochi metri di acqua bassa, salendo sulla riva sabbiosa e guardandosi intorno in cerca di improbabili sentinelle. Non vedendo nessuno, fece un ampio gesto con il braccio e, immediatamente, una torma di enormi guerrieri sciamarono dalle fiancate delle navi.
Ognuno portava un ampio scudo rotondo, che prima era assicurato alla fiancata per risparmiare spazio e, insieme, riparare i rematori dagli spruzzi durante la navigazione; ora, invece, sarebbe servito per la battaglia. Nelle mani, lunghe spade di acciaio, lance e asce dai lunghi manici rinforzati di ferro. Si sentiva solo lo sciabordio dell'acqua sconvolta dai passi, tintinnio di ferri e strusciare di cuoio. L'orda di predoni si sparse silenziosa tra le barche da pesca tirate in secco sulla riva, dirigendosi verso le case.
Un cane abbaiò all'inizio del villaggio, ma i latrati cessarono di colpo, strozzati dalla lama che saettò nel buio.
Ai bordi del villaggio, il padrone del cane si era levato brontolando dal suo giaciglio e aprì una finestra per guardare nel buio. Dall'oscurità emersero i bagliori della corazza di un guerriero barbuto e dagli occhi scintillanti che avanzava di corsa e che, senza rallentare, lanciò il corto giavellotto che aveva in mano. L'urlo gorgogliante della prima vittima segnalò a tutti l'inizio della razzia.
Le urla si levarono quasi istantaneamente in tutto il villaggio. I vichinghi si erano sparpagliati in piccoli gruppi tra le case e man mano che i difensori uscivano li colpivano o li spingevano ammassandoli da parte uno dopo l'altro. Brillarono le prime fiamme.
Il vecchio aveva appena estratto dalla cassapanca una lunga spada, che la porta si aprì di colpo, sfondata da un colpo d'ascia. Due guerrieri entrarono come furie adocchiando il ragazzo che, bloccato dalla sorpresa, era rimasto seduto a tavola.
«Ha il pendaglio con l'aquila – urlò il primo guerriero – é lui, prendilo!»
Il vecchio si parò davanti brandendo la spada, ma il suo fendente fu fermato facilmente dallo scudo di uno dei due. Il suo braccio era troppo debole ormai e fu facile, per uno degli intrusi, rispondere con un colpo di spada che lo abbatté senza un grido. Vedendo il vecchio cadere, il ragazzo si alzò di scatto lanciandosi verso una porta dall'altra parte della stanza, ma il secondo assalitore era già su di lui e lo agguantò alla schiena con una mano costringendolo a voltarsi. Poi, con una smorfia di perversa soddisfazione, il predone affondò la spada.
«»
Bjorn Rasmussen manteneva un passo veloce, in testa al gruppo principale di vichinghi che lo seguiva, irto di lame e di lance, abbattendo ogni ostacolo. Bjorn stesso aveva respinto diversi avversari ed era macchiato del loro sangue. Ma i più erano semplici pescatori non avvezzi al combattimento e in molti casi non aveva infierito.
Invece l'ira montava dentro di lui perché stava accorgendosi che il bersaglio non era quello che aveva creduto. L'informatore aveva parlato di un villaggio ricco e sede di una importante abbazia, e invece le case di pietra erano poche e la chiesa che avevano raggiunto al centro del villaggio era tutt'altro che ricca e possedeva pochi arredi di stagno con un unico boccale di argento. I suoi si erano messi a radunare capre, cesti di grano e pesce essiccato, ma era un ben magro bottino per due navi cariche di guerrieri. Qualcuno sarebbe stato gravemente punito, per questo.
Vedendo del movimento in un vicolo, lasciò proseguire i suoi uomini e si mise a cercare qualche buona occasione.
Poco lontano i due assassini del ragazzo e del vecchio erano usciti in strada, muovendosi in fretta per sfuggire al calore di un incendio che stava divorando un fabbricato adiacente. Alla luce delle fiamme gli abitanti delle case vicine fuggivano gridando, presi tra il pericolo del fuoco e quello dei vichinghi che continuavano a percorrere le strade. Improvvisamente uno dei due trasalì vedendo, tra i fuggitivi, un altro ragazzo, molto simile a quello che avevano appena ucciso.
«Guarda, ha anche lui il pendaglio dell'aquila! - esclamò – Com'é possibile?»
«Quel vecchio della malora ha predisposto dei sosia – ruggì l'altro, voltandosi nella direzione indicata dal compare – me l'avevano detto che era furbo! Inseguiamolo, presto!»
Così dicendo i due si lanciarono all'inseguimento del piccolo gruppo di abitanti che intanto si erano infilati in uno strettissimo vicolo che portava verso la foresta.
Tra di essi, diverse donne con bambini piccoli e il ragazzo con il pendaglio che, voltandosi, vide subito i due che miravano a lui. Così si staccò rapido dal gruppo per superare un basso steccato e infilarsi in un covone di fieno.
Ma i due assassini lo avevano visto e si gettarono sulle sue tracce trascurando ogni altro. Sfondarono lo steccato e circondarono il covone. Il ragazzo cercò di sgattaiolare via, ma uno dei due gli fece lo sgambetto e poi lo pestò con un piede su una coscia tenendolo fisso a terra. Quindi alzò la spada per colpire... quando una morsa gli bloccò il polso. Voltandosi sorpreso e imbestialito, si trovò a pochi centimetri il viso di Bjorn Rasmussen che lo sovrastava.
«I miei vichinghi non uccidono i bambini! - sibilò il capo guerriero - Cosa succede qui? - poi, guardando meglio l'uomo - Chi sei? Io non ti conosco.»
L'altro bandito, che era rimasto in disparte seminascosto dietro il covone, scelse proprio quel momento per uscire allo scoperto e assalire Bjorn alle spalle, ma non poté evitare il fruscio del fieno. Il capo vichingo sapeva di dover considerare una duplice minaccia e, spostandosi di lato, sempre trascinandosi dietro il primo predone come fosse un pupazzo, parò il colpo del secondo, calando poi la spada e spaccandogli il cranio come un cocomero. L'uomo crollò a terra senza un grido.
Potendosi rilassare, Bjorn lasciò cadere l'arma afferrando con la mano libera il suo prigioniero alla gola e serrandola come in una tenaglia. L'uomo emise un gorgoglio terribile, cercando di contrarre il collo per resistere alla stretta. A terra, il ragazzino era arretrato strisciando e si era messo con le spalle contro il covone, osservando spaventato la scena. Davanti a lui, i piedi dell'assassino erano sollevati da terra, mentre l'uomo boccheggiava disperato sotto la stretta di Bjorn. All'improvviso si udì uno schiocco e l'uomo di afflosciò di colpo come fulminato. Senza volerlo, Bjorn gli aveva spezzato il collo.
Il guerriero vichingo lo guardò sorpreso, per poi lasciarlo cadere a terra come un sacco vuoto, osservandolo con disprezzo. Decisamente oggi nulla era come aveva immaginato, neanche le ossa dei suoi nemici!
Bjorn raccolse la spada, pulendo la lama sul vestito di uno dei cadaveri. Poi, ancora accucciato, si voltò a guardare il ragazzo.
«Stai bene?» chiese.
Il ragazzo si limitò ad annuire, fissandolo con gli occhi spalancati.
Bjorn si alzò e gli voltò le spalle, tornando verso le case. Allora il ragazzo si alzò rapidamente in piedi e lo rincorse, affiancandolo e prendendogli una mano. Bjorn trasalì fermandosi a guardare il giovane che ora lo fissava senza timore, dal basso in alto, con totale fiducia. Il chiarore degli incendi si rifletteva sull'aquila d'argento che portava al collo.
Bjorn alzò le spalle e riprese il cammino, il ragazzo con lui.
La razzia era finita. Ripercorrendo la via principale del villaggio, sempre con il ragazzo che gli trotterellava al fianco, Bjorn lanciava ordini ai vichinghi che incontrava man mano, molti carichi di ogni genere di cose che avrebbero potuto rendere produttiva quella incursione: due tiravano e spingevano un bue recalcitrante, altri portavano cesti di mele, altri ancora rotoli di stoffa che avevano trovato chissà dove.
Un grosso guerriero che indossava una spessa armatura a scaglie di cuoio e che salutò Bjorn con un largo sorriso sdentato, si trascinava dietro una donna coperta solo da una corta tunica che riusciva a nascondere a malapena due enormi seni e un deretano altrettanto imponente.
La donna camminava con le braccia in avanti, i polsi legati da una correggia di cuoio tenuta con una mano dal vichingo. Era scapigliata e coperta di fango e di lividi, ma non sembrava del tutto dispiaciuta della sorte che l'aspettava. Il vichingo si era trovato una moglie e lei, forse, una vita diversa da quella che stava vivendo in quel villaggio e che probabilmente non le piaceva.
Bjorn rispose al saluto con un cenno, seguendo i due con lo sguardo mentre si univano al gruppo di guerrieri che si dirigevano verso le navi. In breve anche lui raggiunse la spiaggia dove attese, insieme ai luogotenenti, che tutti salissero a bordo. Man mano che passavano loro davanti, gli uomini abbaiavano un nome che serviva a riconoscerli e fare un rapido appello. Sulla prua della nave un guerriero teneva sollevata una torcia accesa. Due vichinghi raggiunsero la nave di Bjorn trasportando un compagno ferito. A quanto pareva, e salvo i due uccisi da Bjorn, quella era stata l'unica perdita della scorreria. Ma allora chi erano quei due?
Tutti erano saliti a bordo e da guerrieri erano ridiventati marinai impugnando i remi. Bjorn sollevò il ragazzo con due mani e lo porse ad uno dei guerrieri oltre la murata - il ragazzo lasciò fare senza opporsi e senza dire una parola - poi salì anche lui con un rapido volteggio. I remi vogarono all'indietro e, grazie alla forma simmetrica, la nave si staccò rapidamente dalla riva, navigando all'indietro con la stessa efficacia con cui procedeva in avanti.
Poi, raggiunto rapidamente il centro del fiume, dove nessuno avrebbe più potuto attaccarle, le due navi ruotarono riprendendo a muoversi in avanti puntando verso la foce.

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