* I DIARI DI MORGAN *
Premessa dell'Editore
Non c'è dubbio che Sir Andrew Morgan sia stato un personaggio eccezionale anche per quei tempi di per sé eccitanti, avventurosi e anche pericolosi che hanno caratterizzato l'inizio del secolo corso.
Studioso di archeologia e ingegneria, esperto di lingue antiche e ottimo conoscitore di una incredibile quantità di lingue e dialetti moderni, Morgan era stato premiato dalla Royal Geographical Society per meriti scientifici, ed era socio finanziatore di questa e di numerose altre associazioni inglesi ed europee dedite allo studio del passato della terra e dell'uomo. Proprio il rapporto con gli altri scienziati è l'aspetto più controverso del protagonista di questi scritti. E' noto a tutti che Sir Andrew Morgan non aveva alcun preconcetto, nelle sue ricerche, che avevano spesso interessato aspetti, per così dire, non usuali alla metodologia scientifica ufficiale. In particolare, e solo per fare un esempio, lo scienziato Morgan riteneva che le percezioni extrasensoriali, la stregoneria e quello che in genere viene definito "mondo paranormale" avessero qualche fondamento scientifico o che, almeno, questo non dovesse essere escluso a priori in ogni caso e andasse in qualche modo indagato.
E' chiaro come simili affermazioni abbiano messo ben presto Morgan in aperto contrasto con la maggior parte del mondo accademico tradizionale, e questo dà ragione dello scarso entusiasmo da lui dimostrato nel pubblicare i risultati delle sue esplorazioni che hanno interessato i quattro angoli del globo, conscio delle polemiche che avrebbero generato e che lo avrebbero distolto da impegni per lui ben più pressanti. In effetti, i diari di cui parliamo in questa sede sono proprio per questo incredibilmente preziosi, essendo stati scritti di suo pugno durante o nei periodi immediatamente successivi la conclusione di ciascuno dei suoi viaggi, e diventando quindi gli unici resoconti indiscutibilmente autentici delle sue imprese e delle sue scoperte.
Se poi quanto vi è descritto di pugno dell'autore sia la verità, o siano invece quelle pagine il risultato delle fantasie o delle speranze di un uomo di volta in volta spossato dalle fatiche del viaggio o eccitato dalla frenesia della scoperta, non avremo modo di saperlo mai, essendo il suo segreto scomparso con lui.
Ecco intanto, citando i documenti ufficiali che ne sono stati la fonte, quello che è necessario e interessante sapere sul come, dove e quando tali diari siano stati ritrovati. Il che costituisce già da solo un racconto singolare.
2 - Dal rapporto del Capitano L.P. Marcelle, della Guardia Costiera degli Stati Uniti.
Marzo 1953 – Base dell'isola di Nantucket.
La Clarissa era un mercantile per merci alla rinfusa di 4850 tonnellate, affondato una notte di febbraio del 1952 in qualche parte lungo la rotta da Terranova all'Inghilterra, dov'era diretto.
Dall'inchiesta successiva emerse che il marconista non aveva mandato alcun segnale ... e venne avanzata anche l'ipotesi che fosse addirittura ubriaco, dalla testimonianza del tecnico di un'altra nave che, a quanto pare, aveva scambiato con lui confuse comunicazioni in linguaggio morse due ore prima.
Così la nave colò a picco in qualche parte dell'Oceano e una coperta di oltre 600 metri d'acqua soffocò ogni rumore e conservò ogni segreto.
3 – Da un rapporto segreto di Oliver Buckberry, funzionario dei Lloids di Londra, sezione carichi speciali marittimi, che aveva assicurato il carico della Clarisse
Per motivi di opportunità politica, Il carico della nave era in gran parte sconosciuto anche al capitano: grandi casse e contenitori di ogni tipo, molti ricoperti di zinco e dichiarati pieni di macchinari industriali, riportavano in realtà in Europa una grossa quantità dei tesori che, prima della guerra, le grandi famiglie europee avevano trasferito negli Stati Uniti per proteggerli dalle grinfie del nazismo.
Insieme a questo c'era anche varia merce di altra natura affidata alla nave dal servizio postale ordinario tra i due continenti. In particolare una cassa di rispettabili proporzioni, spedita da Baltimora con un normale contratto postale, era diretta a Londra.
4 – Dalle relazioni di ricerca e scoperta redatte dallo staff tecnico di Allan Ferguson, cercatore di tesori e titolare della Sea Land Discovery, con sede a Boston, Massachusetts.
Tredici mesi fa la nave da ricerca Arianne, allestita dal famoso esploratore e cacciatore di tesori Allan Ferguson, stava tracciando il fondale marino a circa 400 miglia a Est di Terranova quando il magnetometro registrò la presenza di un relitto che fu in seguito identificato come proprio quello della Clarissa posata in verticale su un fondale sabbioso e spazzato da correnti deboli.
L'esplorazione del relitto certificò che si era aperta una falla lungo tutta la carena della nave, che doveva essere colata a picco in pochi secondi, come si era sempre ipotizzato finora, giustificando l'assenza della minima richiesta di soccorso.
All'impresa di recupero si associò anche una importante azienda postale degli Stati Uniti che si era piccata, a scopi pubblicitari, di far recapitare ai legittimi destinatari i plichi o i materiali che erano stati spediti con la sua benedizione a bordo del Clarissa. Anche se erano trascorsi molti anni e bisognava andare a 600 metri sott'acqua, il messaggio pubblicitario assicurava che il servizio postale americano manteneva sempre i suoi impegni.
Molto materiale era rovinato dalla permanenza in acqua ma molte casse erano state ottimamente costruite, protette da lastre di zinco saldate, e avevano conservato il contenuto in ottime condizioni.
In particolare era stata recuperata intatta la cassa n. NP26653, facente parte di un lotto di 2342 colli a bordo della nave per conto del Servizio Postale degli Stati uniti, indirizzata ad Gerald D. Fox, residente a Londra e vecchio corrispondente inglese di Andrew Morgan durante i suoi periodi di soggiorno negli Stati Uniti. Essendo il signor G.D. Fox deceduto nel frattempo, la cassa venne consegnata al suo unico figlio ed erede Allan.
Il servizio postale americano mobilitò la stampa quando questa venne consegnata da un funzionario al legittimo destinatario che firmò la ricevuta in diretta sotto gli obiettivi delle telecamere.
La cassa era stata spedita a Londra, nel 1952, dallo stimatissimo avvocato Cornelius Van Berne dello studio legale Berne&Berne, amico fidato ed esecutore testamentario di Sir Andrew Morgan.
Ho ancora un ricordo vivissimo di quella incredibile giornata: era ormai tardo pomeriggio quando la troupe di giornalisti che si era istallata in strada aveva finito di montare tutta l'attrezzatura.
La consegna della cassa era avvenuta in diretta, come si dice, con tanto di furgone postale che arriva davanti alla casa, i due addetti che scaricano la cassa avvolta in uno sgargiante telo di plastica gialla con un enorme logo della compagnia postale americana, per poi suonare alla porta e consegnarla con fare teatrale al legittimo destinatario.
Ora la cassa e i preziosi diari contenuti all'interno sono qui. Non resta che leggerli...
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