IL PORTATORE DELL'AQUILA
Cap. 2
Una trappola?



Approfittando della nebbia che ancora saliva dal fiume per allontanarsi indisturbate, le due navi lunghe erano rimaste comunque all'interno della foce del fiume che avevano risalito durante la notte e che portava al villaggio obiettivo della razzia. Poiché la zona era ricca di pericolosi banchi di sabbia, le due navi avevano sostato nei pressi di una bassa isola al centro del canale principale, attendendo la marea favorevole e la luce del nuovo mattino per puntare verso il mare aperto. L'isola era fangosa, disabitata e cosparsa di canneti e nessuno avrebbe potuto attaccarli laggiù per tentare qualche improbabile rappresaglia. I vichinghi erano rimasti a bordo delle navi, approfittando della sosta per dormire e riposarsi dopo l'azione, sistemando meglio a bordo il bottino. Il pennone, il lungo palo orizzontale che normalmente serviva a sostenere la vela, era stato disposto lungo l'asse di ciascuna nave e su si esso la vela era stata disposta a formare una tettoia che copriva quasi tutto lo scafo, riparando gli uomini dall'addiaccio. Non c'era vento e questo aveva reso tutto più facile. Ognuno si era trovato un posto tra i banchi e, dopo aver gettato fuori bordo l'acqua in eccesso che sempre sguazzava sul fondo tra le coste della barca, si era avvolto in una  in una pelliccia d'orso o in un sacco di pelle di foca per dormire. Avrebbero passato le  ore di riposo all'aperto, com'era consuetudine per quei marinai, duri e spietati con loro stessi prima che con i loro avversari.

Sul minuscolo ponte a poppa della sua nave, anche Bjorn era steso sotto una pelle d'orso a ridosso della murata, le spalle posate su un rotolo di corda. Accanto a lui il ragazzo già dormiva esausto, dopo quella terribile giornata, coperto da un mantello con cappuccio e da un lembo della stessa pelliccia. Seminascosto dal mantello, il pendaglio riluceva alla luce della luna.

Bjorn lo osservava distrattamente mentre ripensava agli avvenimenti della giornata o tendeva l'orecchio ai sussurri e ai commenti che giravano tra gli uomini, stesi quasi uno sull'altro accanto e intorno a lui. Un capo doveva avere le orecchie sempre ben aperte e i sensi tesi a percepire l'umore di chi gli stava intorno, se voleva conservare il suo potere, e quei momenti di forzata contiguità erano una occasione preziosa.

Ma anche altre questioni si accavallavano nella sua mente; domande che avevano a che fare con quel ragazzo che ora dormiva al suo fianco. Perché poi l'aveva portato con sé? Avrebbe dovuto respingerlo e lasciarlo al villaggio, dove certamente c'era qualcuno che avrebbe potuto curarsi di lui. Ma forse no, visto che era stato lui a seguirlo e a chiedergli protezione. Ma per qualche misteriosa ragione aveva sentito di non dover rifiutare quella richiesta di aiuto e di doverlo portare con sé. Era uno strano ragazzo, giovane, poco più di un bambino, ma con una misteriosa e calma determinazione che traspariva in ogni suo gesto e che imponeva il suo volere.

Dopo essere stato issato a bordo, il ragazzo era rimasto tranquillo, osservando tutti senza il minimo timore. Bjorn gli aveva dato un mantello con un cappuccio per difendersi dall'umidità della notte e lui, dopo averlo indossato, si era accucciato all'estrema poppa della nave, senza più muoversi. Più tardi, durante la navigazione, non aveva mai parlato e solo dopo molte insistenze Bjorn gli aveva strappato una sola parola, riguardo il suo nome: Virgil, sembrava si chiamasse.

Più tardi, quando tutti si erano coricati per il sonno, lui si era messo semplicemente accanto al capo guerriero, ponendosi ancora più chiaramente sotto la sua protezione, e si era addormentato subito.

Bjorn si ripromise di ripensarci l'indomani, concedendosi finalmente anche lui un po' di riposo. Così lanciò un ultimo sguardo d'intesa all'uomo di guardia, vicino al timone, l'enorme guerriero coperto di cuoio dalla bocca sdentata, che rispose con un cenno. Poi anche lui si addormentò.




L'alba vide le due navi emergere da una bruma bassa e sfilacciata che annullava lentamente il colore degli scafi e poiché il cielo si rifletteva nell'acqua, immobile per l'inversione della marea, le faceva sembrare sospese nel nulla. Gli uomini si svegliavano scuotendosi l'un l'altro per poi radunarsi intorno ad un fuoco, acceso su un focolare di sabbia e pietra al centro della nave, sul quale bolliva la zuppa di farina, miele e nocciole tritate che avrebbe loro restituito parte del calore perduto durante la notte.

A poppa, Bjorn era stato uno dei primi ad alzarsi e aveva riunito i suoi luogotenenti per spiegare le azioni della giornata. Uno di essi gli aveva portato una fetta di pane che lui sbocconcellava parlando, seduto su un secchio rovesciato. Anche gli altri mangiavano, accucciati intorno al loro capo, osservando una mappa di pelle che Bjorn aveva posato sul ponte e sul quale erano tracciati grossolanamente il profilo della costa e la foce del fiume con i suoi banchi di sabbia e i punti di riferimento. Era una mappa che Bjorn aveva costruito grazie alle confidenze di mercanti che avevano visitato quelle zone alcuni anni prima, e che gli era servita per pianificare le sue razzie. Bjorn aveva perfino imparato in parte la lingua di quella regione, piuttosto diversa da quella dei vichinghi.

Alla fine del rapido pasto, Bjorn fece un cenno ad uno dei suoi che si voltò verso il centro della nave chiamando un nome a gran voce. Dalla folla di uomini che riempivano la nave se ne fece avanti uno che diede una spinta ad un altro uomo, che lo guardò malamente. Quello che spingeva era un guerriero imponente ma con la faccia sfregiata da una cicatrice che andava dalla fronte al mento e che attraversava l'occhio destro, ora coperto da una benda di cuoio. Si chiamava Karl ed era uno degli uomini più fidati di Bjorn, messo alle costole dell'altro, che ora avanzava tra i banchi con fare chiaramente riluttante.

Questi era diverso dagli altri presenti sulla nave. Era scuro di capelli e di carnagione, mentre la maggioranza dei vichinghi erano di pelle chiara e avevano i capelli biondi. Inoltre era più basso e magro, con i lineamenti vagamente asiatici. Ma sotto gli abiti, un paio di stretti pantaloni di cuoio e una giubba senza maniche di tela guarnita di lana di pecora, si intuivano muscoli rapidi e scattanti. Alla cintura aveva un fodero con un lungo coltello dalla lama ricurva.

Karl diede un'altra spinta all'uomo, che era chiaramente sulla difensiva, costringendolo ad avvicinarsi a Bjorn, che lo osservava sempre seduto sul secchio rovesciato. Ma alle spalle di Bjorn, tre vichinghi che prima erano accucciati, si erano alzati in piedi e si erano messi alle spalle e ai lati del loro capo.

Fissavano l'uomo spinto da Karl, attenti ad ogni sua mossa.

«Tu sei... Oleg, giusto? Vieni da Birka.»

Bjorn si era rivolto all'uomo che aveva di fronte con tono rilassato e quasi amichevole, seduto sul secchio e proteso in avanti, con il gomito sinistro posato sul ginocchio e l'altro braccio mollemente in grembo, ma con la mano vicino alla spada.

Oleg si limitò ad annuire, guardandosi intorno guardingo.

«Birka é una città con un grosso mercato e se vieni da laggiù sei esperto di merci e di commercio – continuò Bjorn, con tono meno amichevole – quindi dovevi sapere che il villaggio che ci hai indicato non aveva prede buone per noi. Assalendolo abbiamo sprecato tempo prezioso e presto tutti sapranno che battiamo questa zona della costa. Seppelliranno i loro tesori e si metteranno al sicuro nell'interno.»

«Io avevo informazioni sicure - mormorò a bassa voce Oleg, sempre evitando di guardare direttamente Bjorn – nell'abbazia é custodita una reliquia che attira molti pellegrini. Mi avevano detto che c'era oro e argento.»

«Non era un'abbazia – tuonò Bjorn – ma una semplice chiesa! E quello era un villaggio di pescatori. Le tue informazioni erano sbagliate... o false!

Oleg sapeva di non avere giustificazioni e la sua mente cercava febbrilmente una via d'uscita da una situazione che, lo sapeva bene, poteva essere mortale per lui. Ma prima che potesse parlare, Karl, il guerriero che aveva alle spalle, parlò per lui, rivolto a Bjorn.

«Hai fatto bene a non fidarti di lui. Se non lo avessi tenuto d'occhio, se la sarebbe filata, ne sono sicuro. Ma non l'ho mollato un secondo e non ha osato scappare. Così ora dovrà renderci conto delle sue bugie.»

In quel momento, alle spalle di Bjorn, apparve il ragazzo. Si era alzato da sotto la coperta di pelliccia e, apparentemente ignaro di quanto stava succedendo, si era alzato per vedere, calandosi sulle spalle il cappuccio e aprendo il mantello sul petto. Oleg lo guardò strabuzzando gli occhi, mentre lo sguardo gli si fissava sul pendaglio a forma di aquila che il ragazzo portava al collo.

Solo Bjorn se ne accorse e stava per dire qualcosa, quando Oleg si lanciò con un ringhio verso il ragazzo, che era alle spalle di Bjorn, estraendo il pugnale con uno scatto velocissimo che sorprese tutti.

Bjorn scattò d'istinto, sollevando il braccio destro e colpendo al volo quello armato dell'uomo, che fu sbilanciato nel suo movimento, cadendo di lato e colpendo col volto il ginocchio di uno dei vichinghi. Quello tentò di prenderlo, ma Oleg si rigirò come un serpente affondandogli il coltello nella coscia. Ma un secondo dopo il vichingo dalla bocca sdentata gli calò un formidabile colpo d'ascia sulla schiena che lo fece stramazzare sul ponte.

«Per Odino, una vera serpe velenosa! - tuonò il vichingo, menando un secondo colpo per sicurezza alla base del collo della vittima – Se non ti fossi mosso più veloce di lui, ti avrebbe sicuramente tagliato la gola!»

Bjorn si limitò ad annuire, rilassandosi all'indietro sul suo sedile, voltandosi per sbirciare verso Virgil che gli posò una mano leggera su una spalla.

Tutti pensavano che Oleg volesse uccidere Bjorn, ma lui era stato l'unico a capire che l'assassino, in realtà, voleva colpire il ragazzo. E aveva considerato così impellente ucciderlo, che aveva tentato il colpo appena lo aveva visto, incurante della propria vita che, fino a poco prima, aveva invece cercato di difendere.

Quale segreto nascondeva, quel ragazzo? - pensava Bjorn - Perché tanti assassini spediti per ucciderlo a tutti i costi? Compreso quello di provocare una razzia vichinga e distruggere un intero villaggio pur di eliminare un ragazzino indifeso.

Questo pensiero fece particolarmente infuriare il vichingo: chiunque volesse uccidere Virgil, aveva deciso di servirsi di Bjorn e della sua banda per nascondere l'omicidio, che sarebbe stato per sempre attribuito ai vichinghi autori della razzia! Che era stata comunque un fallimento per il misero bottino: una macchia indelebile nell'onore e nella fama di Bjorn Rasmussen, che aspirava invece a coprirsi di gloria e di ricchezze per attirare altri guerrieri tra le sue fila e diventare re tra la sua gente.

Assorto nei suoi pensieri, Bjorn si alzò in piedi di scatto, digrignando i denti e sbuffando per la rabbia, e tutti pensarono che fosse per l'attacco appena subito e il pericolo corso.

«Cosa facciamo di lui?» Gli chiese Karl, l'uomo dalla faccia sfregiata, indicando il cadavere di Oleg.

Bjorn tornò in sé, riacquistando la sua calma abituale e nascondendo i suoi pensieri.

«Buttatelo in mare - rispose – ci ha ingannato e ha avuto quello che si meritava. Non abbiamo altro da fare, qui. Muoviamoci e spostiamoci lungo la costa come vi ho detto; dobbiamo trovare un altro obiettivo.»


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